Roger Nimier, il genio dell’ussaro mai allineato, cuore e anima di Gallimard a sessant’anni dalla notte fatale.


“Il mio nome è Nimier. Roger Nimier”.

Facciamo il verso all’agente segreto 007 di Ian Fleming che, pochi mesi dopo quella notte fatale tra il 28 e il 29 settembre 1962, avrebbe guidato un’argentea Aston Martin DB5, molto simile alla DB4 rossa del letterato parigino di sangue bretone, targata 45LA75.

Pare che non fosse lui al volante ma la sua amante Sunsiaré de Larcône, nom de plûme di una giovane, sinuosa bionda con ambizioni letterarie, autrice di un romanzo, La Messagère pubblicato da Gallimard, di cui Nimier era cuore e cervello. Dieci anni di differenza: lui ne aveva 37, famiglia altoborghese, cattolico, conservatore, gaullista fino all’indipendenza dell’Algeria. Monarchico, di fatto.

Lei, conscia di un’avvenenza non comune, figlia del proletariato, era nell’età in cui si può diventare qualcuno come restare nessuno. Non ha fatto in tempo a giocare tutte le sue carte. Tra i partner, c’era stato il regista dell’Hussard sur le toit, Jean Paul Rappeneau, tratto dal romanzo di Jean Giono. La nemesi, funziona, altroché: il libro-cardine di Nimier è l’Hussard Bleu.

Altrettanto, sembra che Sunsiaré fosse scalza come la cantante inglese Sandie Shaw e che lui si fosse assopito. È falso che l’auto viaggiasse a duecento all’ora: l’abitacolo è intatto. Lo schienale del passeggero l’hanno sfondato le spalle di Nimier nel contraccolpo. Il volante in legno si è spezzato contro lo sterno della ragazza.

Con le cinture di sicurezza, si sarebbero salvati e non saremmo qui a scriverne a sessant’anni dalla carambola sull’autostrada dell’Ouest.

È vero che le foto dei corpi, il solo viso scoperto fino alla fronte, gisants in una morgue degna di Weegee all’ospedale di Garches, come Riccardo Cuor di Leone e Isabella d’Angoulême nell’abbazia di Fontevraud, sono acquistabili on line da un’agenzia americana che non si vergogna di chiedere un pugno di dollari, scontate del 66%.

Andando sul facile, ecco il regista Louis Malle, il cui capolavoro d’esordio, Ascenseur pour l’échafaud del 1958, era stato firmato per dialoghi e sceneggiatura da Nimier, collaboratore anche del criptico Antonioni e per la colonna sonora dal trombettista Miles Davis, amante di Juliette Greco per la breve durata di una tournée. La protagonista femminile è Jeanne Moreau: lei e Nimier finirono l’una tra le braccia dell’altro. La corsa sull’autostrada della Mercedes 300 SL nella notte lucida come la lama di un coltello, è il preludio a quello che avverrà.

Non ci sono che le strade per calmare la vita. È una frase del suo, postumo, D’Artagnan innamorato in cui l’assunto che tempo e vita dovrebbero coincidere, suona a mo’ di epitaffio. Auto sportive, pugilato, rugby, cocktail, femmes e solo apparente irregolarità annoiata, sbozzano un ritratto un po’ scontato e dunque infedele di un grande protagonista della letteratura francese. Quattro romanzi in ventiquattro mesi, sette libri in un quinquennio, una decade dedicata al lavoro, caporedattore di riviste quali Opéra, Nouveau Foemina, cui avevano collaborato Colette e Man Ray e La Table Ronde, quindi l’atterrissage a Gallimard che aveva rifiutato il romanzo del secolo, il Voyage di Céline e ancora non se ne faceva una ragione. L’arco vitale della collana L’air du temps, omonima del profumo di Nina Ricci, è stato uno dei migliori di tutta l’editoria francese.

Fu grazie a Nimier se il misantropo di Meudon, che apostrofava Gaston Gallimard dandogli del tagliagole, trovò nell’editore parigino un appannaggio mensile superiore ai diritti d’autore su anticipi e copie vendute.

Nimier era a nato nello stesso arrondissement di Pierre Drieu La Rochelle, autore del Feu Follet che Malle avrebbe reso in pellicola nel 1963, vincendo il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia. Suicida l’autore, all’ennesimo tentativo, suicida il protagonista Alain Leroy, il Maurice Ronet dell’Ascenseur in stato di grazia.

Dal 1952- Bernard Frank diede il la alla cacofonia intellettuale già in atto- li definivano malevolmente hussards, ussari, i critici letterari della gauche- trovarne uno che non fosse allineato e coperto è quasi impossibile- definendoli fascisti supponenti, sedicenti inventori del fraseggio breve, vasi comunicanti di idee reazionarie, orfani degli epurati e dei rifiutati. Inespiabile colpa, la loro: essere stendhaliani con tanto di riferimento letterario, il già citato Hussard Bleu di Nimier, autobiografismo dolente, introspettivo, disincantato, magistrale. Blondin, Laurent, Aymé, Rebatet nel mirino del j’accuse.

Il totalitarismo c’est ça, ça va sans dire! La Francia tutta ci ha messo del suo e ancora ci marcia.

Le sette lettere a Bernanos del Grand d’Espagne, sono il manifesto di un’integrità intellettuale che non ha fatto l’occhiolino a Vichy, orgogliosa di essere conservatrice. La Lettre aux Girondines fa pelo e contropelo ai moralisti a comando, ai tessitori di agguati, ai picconatori con il conto in banca, alle verità bifilari. Nomi e cognomi? Camus, Breton, il prezzemolo Sartre, Institoris e Sprenger di ogni autore tangente con la Destra, ancorché non coinvolta con Pétain. Intendo la Destra di alto profilo, ben altro del populismo d’accatto che avoca a sé padri di cui non è figlio.

Laureato in Filosofia, soldato senza sparare un colpo, consulente filatelico prima di vivere di letteratura, volutamente sopra le righe quando c’era da bruciare un po’ di fuoco, Nimier, in Italia è semiclandestino. E vorrei vedere che così non fosse. Le Spade è stato pubblicato dal piccolo, coraggioso editore Tassinari: chapeau!

L’ussaro blu da Theoria. Mancano all’appello Bal chez le gouverneur, Histoire d’un amour, Les enfants tristes, L’Étrangère, Le Grand d’Éspagne, L’Élève d’Aristote, D’Artagnan amoureux, Les écrivains sont-ils des bêtes?, Les Indes Galandes oltre a contributi anche antologici a lui dedicati. Niente da fare, gli editori sono impegnati nella costruzione di fenomenologie stagionali insieme agli agenti letterari e agli addetti stampa.

Vanno capiti… Totò direbbe: Mi scusi se la mia ignoranza è inferiore alla sua!

A prescindere, aggiungo io.